maurizio_biondi_biografia

Nato a Melzo, in provincia di Milano, nel 1964, Maurizio Biondi inizia la propria ricerca artistica lavorando sul disegno ed affacciandosi ad ogni tipo di tecnica creativa fino ad eleggere, nel 1990 a Lecco, città d’adozione, la pittura ad olio quale principale medium espressivo. Partendo da una formazione pittorica classica, sostenuta da un coerente percorso di ricerca che spazia dall’analisi dei grandi maestri del passato – da Caravaggio a El Greco, da Richter a Bacon a Hopper – alla formazione letteraria e musicale, fin dalle prime opere intende la pittura non tanto quale mezzo con il quale riprodurre la realtà, quanto come fine con cui esternare le reazioni psicologiche inconsce scaturite da ciò che lo circonda.
Una ricerca lenta e severa, segnata da importanti esposizioni a partire dal 1997 con la collettiva alla Torre Viscontea di Lecco, e da una serie di personali fra le quali sono da segnalare quella a Palazzo Pestalozzi di Chiavenna nel 2001 e a Roma, al The Long Hall.
Nel 2003 espone negli USA, al Lincoln Center di New York ed alla Cork Gallery, ottenendo la Medaglia d’Oro per la Pittura; sono dello stesso anno le personali alla Galerie Staart di Foix, in Francia, e alla Galleria L’Agostiniana di Roma.
È nel corso di questi anni che la ricerca di Biondi, partendo da un ossessivo ritratto del proprio violino, diventa intensa meditazione sui temi della femminilità, intesa come corpo, presenza, e insieme veicolo di un messaggio autre, suggerito o meglio scatenato dalla percezione astratta della musica. Una ricerca destinata ad ottenere fondamentali riconoscimenti, dopo le esposizioni francesi a Marsiglia e Ginevra, quale l’ambito Premio della Critica a Cluses (Francia), in una mostra sul tema L’art et le fèminin.
È allora che Lecco apre nuovamente a Biondi le sale dei Musei Civici Cittadini, nella storica cornice della Torre Viscontea, rendendo doveroso omaggio all’opera di “…un artista che ha affinato la sua arte in anni di sperimentazione e di ricerca, di utilizzo di materiali diversi e capace di proporre paesaggi, ritratti e un verso d’immaginazione e di sogno…” (dal testo di presentazione in catalogo Note di violino).
Se con questa mostra l'artista pare voler simbolicamente concludere il lungo ciclo di riflessione pittorica legato alla Musica in rapporto alla Forma che la realizza, e per traslato al tema della Donna quale Forma suprema – l’eterno Femminino – la ricerca successiva si concentra sui binari paralleli del corpo e dell’anima, del conscio e dell’inconscio, del sé e dell’altro, costringendo la pittura ad una selezione sia cromatica sempre più sorvegliata – il nero, il rosso il bianco quali toni fondamentali – sia tematica, focalizzando l'attenzione sul mondo femminile, dove la donna è essere e corporeità, volto e anima, ora ridotta a frammento, ora a sguardo, ma anche su una diversa umanità, dove vissuto individuale e collettivo, identità e androginia, si incrociano fra vissuto e ricordo, dando vita a ritratti di lirica intensità.
Necessario, quanto dovuto, riconoscimento alla sua opera, è stata nel 2006 l’importante partecipazione dell’artista accanto a maestri del Novecento, quali De Chirico, Mirò, Rotella, Marini, alla mostra organizzata in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino, significativamente intitolata I grandi Maestri del ‘900 e i nuovi linguaggi della contemporaneità.
Nello stesso anno le sue opere approdano in Cina, alla Grand Theatre Gallery di Shanghai: un ulteriore traguardo, per un “…artista che da sempre ha saputo mettersi in discussione… nella sua costante ricerca di rendere visibili e tangibili i pensieri più profondi e le emozioni più forti che ci accompagnano, con un’intima trasformazione che lo porta ad eliminare tutto ciò che non è essenziale ad animare le immagini che ci rappresenta…”: così ha scritto Luigi Rigamonti, presentando la sua ricerca alla mostra Incontro a Trento, alla Galleria Roggia Grande, conclusasi nel novembre 2006, sottolineando un’ulteriore strada di ricerca caratterizzata dall’esercizio sulla tela di “…vere e proprie “cancellazioni”… segni di una pittura che non lascia spazio ad interferenze e a logiche differenti da quelle dettate dalla propria sensibilità d’animo": dunque, una ulteriore testimonianza delle potenzialità espressive del linguaggio dell'artista, sempre più teso fra astrazione e figura. Il contatto con la civiltà orientale maturato nel periodo di soggiorno in Cina è di grande stimolo per l'artista che intraprende un ciclo di opere da lui stesso definite “China”, e affrontate in “Scratch”, catalogo presentato in occasione della mostra presso lo stand di Spirale Milano ad Art Verona 2007. Nello stesso anno matura e sviluppa i suoi “mosaici”, che definisce “ unione di tele come frammenti; parti di un corpo che in comune hanno solo la stessa dimensione. Unire la figura all’immagine astratta, fondere il bianco e il nero negli altri colori. Piccola ossessione, bisogno di non sentirsi prigionieri di un solo colore".
Nel marzo 2008, con la mostra personale Shantung allestita al Castello di Soncino, Biondi prosegue la sua indagine sulla relazione fra volto e corpo, esteriorità e introspezione, portando la sua pittura ad un'impalpabilità e rarefazione (come se costantemente tendesse a diventare opera finita, senza mai volerlo essere) simile, appunto, alla seta. Nel 2009, la mostra Mirror, curata da Alberto Mattia Martini a Padova, prende spunto proprio dal rapporto di vis-a-vis che l’artista instaura con l'altro (il soggetto, il modello, l'opera, se stesso), in nome di una ricerca pittorica sempre meno compiaciuta, senza maschere né compromessi. É questa la linea-guida che egli continua a seguire, come lo dimostra la mostra presso lo stand di Spirale Milano a Miart 2009, e la personale alla Torre del Castello di Brivio: la sua ricerca, sempre più rivolta allo scavo interiore, si rivolge alle "Presenze" ed è sempre più destinata ad affrontare, senza volontà di denuncia sociale o di falsi moralismi, figure ai margini, appartenenti ora a culture lontane, ora ad età non abitualmente trattate nella pittura contemporanea (gli anziani); Biondi arriva così a sciogliere anche le ultime possibilità figurative e rappresentative nell'astrazione, arrivando infine ad affrontare e lavorare sul supporto (le lamiere, la carta, la tela...) della pittura, sulla materia che costituisce la base dell'opera: individuando in essa una nuova, coerente strada espressiva.
Del 2010 sono le personali alla Galleria Maccagnani (Lecce) e alla Galleria COMOARTE (Como); nell'Ottobre dello stesso anno, dieci opere vengono esposte al Teatro ALLA SCALA di Milano.
Del 2011 la personale a Villa Confalonieri di Merate e a Brescia, a cura di Ilaria Bignotti,  la personale The dark side of the art.


Ilaria Bignotti